ALPIANAE 2016 VIGNALTA – Colli Euganei Fior D’Arancio passito

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ALPIANAE 2016 della Cantina Vignalta ad Arqua Petrarca (provincia di Padova)

Qui siamo nel cuore della DOCG Colli Euganei Fior d’Arancio. Il vino più conosciuto è lo spumante dolce, ma è contemplata anche la versione Moscato passito.

E’ una bottiglia che ho aperto dalla settimana scorsa, ma grazie alla presenza di zucchero e alcol, il vino passito si conserva benissimo in frigorifero per diversi giorni, o anche qualche settimana, così da poterlo degustare tranquillamente come vino da meditazione.

L’azienda Vignalta, a cui ho fatto visita la scorsa primavera, si trova su un terreno vulcanico, i vigneti su zona collinare sono ad alta densità di impianto con conseguente produzione di vini di eccellenza. Le principali uve prodotte sono il moscato giallo, merlot, cabernet franc, ma anche carmenère e raboso.

Oltre al moscato Alpianae, l’azienda ha ricevuto molti riconoscimenti per il GEMOLA (merlot e cabernet franc). Personalmente ho trovato molto interessante il loro spumante metodo classico, prodotto con il raboso vinificato in bianco. E’ un’azienda situata in un contesto meraviglioso, che offre una gamma di vini molto buoni e merita una visita.

Vi metto il link del loro sito per praticità:  https://www.vignalta.it/

 

Qual’è il bicchiere più adatto per apprezzare al meglio un vino dolce passito? Al di là della didattica, ho voluto provare con diversi formati.

Il primo bicchiere ampio (1 da sx, Zalto, Bordeaux) sarebbe pensato per vini rossi e strutturati, esalta molto i profumi, ma a mio avviso è troppo ampio e tende a disperdere il prodotto.

Il secondo bicchiere (Riedel, Veritas Old Syrah) anch’esso pensato per vini rossi, chiude troppo e non permette di percepire le sfumature di profumo.

Il terzo, classico tulipano della Rastal, è il migliore per la degustazione, anche se la grandezza del calice è forse eccessiva per servire una piccola dose di vino.

Quello che utilizzerei per servire il moscato passito ai miei ospiti è l’ultimo, il più contenuto come dimensioni, perché dà una buona resa per la degustazione e il vino non si disperde nel calice.

Veniamo alla degustazione:

Il colore è bello, ambrato, lucente, cristallino. Roteandolo nel bicchiere, il vino si aggrappa ai bordi ed è pertanto molto consistente, quasi viscoso.

Al naso è intenso e molto complesso. E’ una macedonia di frutta matura, con l’albicocca candita. E poi profumo di agrume come il mandarino. Si sentono note di mandorla e infine il miele di castagno, che rimane anche con il bicchiere vuoto.

In bocca è dolce, caldo e morbido. Ha una bellissima acidità che rende il sorso molto piacevole e per niente stucchevole. Grande persistenza e bella struttura. Un vino davvero eccezionale!

Si abbina bene con la pasticceria, ma io preferisco degustarlo inseme ad un formaggio erborinato, magari ad un blu di capra (per esempio di “La Capreria” Montegalda)

Cin cin!

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Autore

Elena Pianezzola

Blogger e appassionata del mondo del vino da oltre 10 anni e Sommelier AIS.

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