Nel panorama della Champagne contemporanea, sempre più attento all’identità dei singoli vigneron, emergono realtà piccole ma estremamente promettenti. Tra queste spicca quella di Matthieu Cugnart, produttore con sede a Bouzy che ha deciso di intraprendere un percorso indipendente solo a partire dal 2021, dopo aver per anni conferito le proprie uve in cooperativa.
Con appena 2,15 ettari vitati interamente a Chardonnay, Cugnart rappresenta l’archetipo del récoltant che lavora su scala artigianale, puntando tutto sulla precisione e sull’espressione del territorio. Siamo a Bouzy, zona storicamente più nota per il Pinot Noir, ma qui lo Chardonnay trova una voce interessante grazie a un suolo caratterizzato da gesso poco profondo, capace di conferire tensione senza eccessi di austerità.
La prima bottiglia degustata racconta bene lo stile della domaine: un vino “goloso”, immediato ma non banale, con note di crema pasticcera che si intrecciano a una bella rotondità. La mineralità è presente, ma meno tagliente e sapida rispetto agli Chardonnay della Côte des Blancs, offrendo un profilo più morbido e avvolgente. La vinificazione prevede un 25% in legno e un 75% in acciaio, una scelta che contribuisce a bilanciare struttura e freschezza. Il vino base è il 2022, con una permanenza sui lieviti di 36 mesi e sboccatura nel giugno 2025.
La seconda etichetta rappresenta invece un passo ulteriore verso una definizione stilistica più marcata: si tratta del millesimato 2021, prima cuvée commercializzata da Matthieu. Qui lo Chardonnay proviene da un’unica parcella a Chouilly, “Le Mont Aigu”, e la vinificazione avviene interamente in legno. Il risultato è un vino più complesso, profondo, che gioca su una trama più ampia e stratificata, mantenendo comunque una tensione elegante. La sboccatura è avvenuta nel maggio 2025.
Interessante anche l’evoluzione delle scelte produttive: a partire dalla vendemmia 2024, i vini saranno tirati con tappo in sughero, una decisione che riflette una crescente attenzione alla micro-ossigenazione e alla maturazione in bottiglia.
Ma è soprattutto nella filosofia che si coglie la cifra distintiva di Matthieu Cugnart. Tutti i suoi vini sono non dosati, in linea con un approccio che rifiuta qualsiasi intervento correttivo in fase finale. “Il vino basta a se stesso”, afferma il vigneron, sintetizzando una visione che punta a restituire nel calice un’espressione pura, senza filtri, del terroir e dell’annata.
A rendere ancora più autentica l’esperienza di visita è stato anche il contesto dell’incontro: lo stabile della cantina è attualmente in fase di ristrutturazione, con l’obiettivo di creare uno spazio dedicato all’accoglienza. In perfetta coerenza con lo stile intimo e artigianale della maison, il signor Matthieu ci ha quindi ospitati direttamente a casa sua, trasformando la degustazione in un momento conviviale, sincero e profondamente umano.
In un contesto sempre più ricco di nuove voci, quella di Cugnart si distingue per coerenza e sensibilità. È un progetto giovane, ma già capace di offrire vini identitari, che meritano attenzione e che promettono evoluzioni molto interessanti negli anni a venire.





