a cura di Margherita Romaniello
Fondata a Épernay quasi due secoli fa da Auguste Boizel e Julie Martin, la Maison Boizel rappresenta uno dei rari esempi di continuità familiare in Champagne.
Oggi, sotto la guida di Florent and Lionel Roques-Boizel, la Maison mantiene un profilo che unisce il rispetto per la tradizione a una visione contemporanea del vino. La loro filosofia è chiara: lasciare che il terroir si esprima con la massima purezza, attraverso affinamenti prolungati e dosaggi discreti.
Un percorso tra i Cru
Abbiamo avuto il piacere di esplorare l’essenza della gamma Boizel grazie all’invito di Matteo Borré di WineCouture, degustando bottiglie che spaziano dalle espressioni dei singoli villaggi fino alle cuvée di prestigio più evolute.
La degustazione si è aperta con due parcellari, prima edizione, espressione del terroir:
- Villers-Marmery 2019, un Blanc de Blancs proveniente dall’omonimo villaggio Premier Cru sulla Montagne de Reims, capace di distinguersi per una freschezza tesa e agrumata;
- Tours-sur-Marne 2019, il suo opposto complementare. Quest’ultimo è un Blanc de Noirs Grand Cru, più strutturato, profondo e ricco di seducenti note di frutti rossi.
Les cuvée Joyau: eleganza e tempo
- Joyau 2012 si conferma la Cuvée de Prestige per eccellenza: un assemblaggio d’annata sontuoso, con note di brioche e una persistenza infinita.
- Joyau Chardonnay 2014 si è rivelato una variazione preziosa, focalizzata interamente sulla purezza cristallina e l’eleganza del vitigno bianco.
Ma la vera sorpresa è stata Joyau de France 2000, autentica testimonianza della straordinaria capacità di invecchiamento della Maison: un vino che, dopo oltre vent’anni, regala note di pasticceria, miele e frutta secca, mantenendo una bollicina nobile e setosa.
Una deviazione fuori dalle bollicine
A chiudere il percorso, una parentesi fuori dal mondo dello Champagne: il Rosé des Riceys 2022. Una rarità assoluta, un vino fermo che incanta per finezza e verticalità, prodotto in una delle denominazioni più esclusive della regione.
L’essenza nel calice
Ciò che accomuna ogni referenza è la scelta stilistica dell’utilizzo di una quantità minima di zuccheri che permette alla struttura gessosa del suolo e alla qualità intrinseca dell’uva di emergere senza filtri. Ogni sorso diventa così il racconto della storia familiare della Maison Boizel.





