Champagne Henriet-Bazin: un viaggio tra suolo e anima nella Montagne de Reims

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a cura di Margherita Romaniello

C’è un momento, durante una visita in vigna, in cui si smette di guardare e si comincia a sentire. Succede a Villers-Marmery, sul versante est della Montagne de Reims, tra filari ordinati che si arrampicano su terreni calcarei e argillosi, accarezzati dal vento e baciati dalla luce.

Marie-Noëlle e Nicolas rappresentano la quarta generazione alla guida del domaine di famiglia Henriet-Bazin che coltiva 8 ettari di vigneti, suddivisi in 37 parcelle. Le vigne si estendono tra i villaggi di Verzenay e Verzy (entrambi Grand Cru) e Villers-Marmery (Premier Cru), dove si trova la sede del domaine.

Montagne de Reims: un viaggio tra i terroir di Henriet-Bazin

La nostra visita inizia a Villers-Marmery dove Nicolas ci accoglie per accompagnarci tra le vigne e raccontarci la filosofia che anima i loro champagne. 

Villers-Marmery è un villaggio unico nella Montagne de Reims, noto per la sua produzione quasi esclusiva di Chardonnay, in una zona tradizionalmente vocata al Pinot Noir. Le sue colline, rivolte a est e sud, offrono condizioni ideali per questo vitigno.

Il suolo, composto da limi e argille fini, è poggiato su uno strato di craie (gesso) frammentata, appena sotto la superficie. Questa struttura favorisce il drenaggio e permette alle radici di penetrare in profondità, assorbendo minerali che conferiscono al vino freschezza e spiccata mineralità. L’esposizione al sole, infine, favorisce lo sviluppo di un frutto rotondo e carnoso.

 

Ci spostiamo poi a Verzy, villaggio Grand Cru sul versante nord-orientale della Montagne de Reims, noto per i suoi Pinot Noir di alta qualità. Il paesaggio è segnato da pendii tra i 110 e i 200 metri di altitudine, con esposizioni a nord-ovest e sud-est. L’erosione ha modellato tre promontori separati da valloni, dando origine a una varietà di microclimi e suoli.
Le zone intermedie presentano argille limose profonde, che si assottigliano avvicinandosi alle sommità. 

Arriviamo così a Verzenay, altro villaggio Grand Cru, che si distingue per la sua complessità geologica e la ricchezza dei terroir. Il dislivello significativo (fino a 2,8 km) ha portato a una forte erosione, con suoli composti da colluvioni e limi argillosi sovrapposti a craie più compatta, tipica dei promontori attorno al villaggio, dominati dal celebre faro a sud e dal mulino a nord.


Le vigne di Henriet-Bazin si trovano perlopiù alla base dei pendii, in pianura, distribuite tra i cosiddetti doigts de gant (dita di guanto). Questa posizione consente alle radici di nutrirsi sia dei minerali argillosi, che danno struttura e potenza al Pinot Noir, sia della craie, che dona freschezza e mineralità. Le esposizioni a nord favoriscono l’acidità e la vivacità dei tannini, mentre quelle a sud garantiscono maturazione e rotondità.

La varietà di altitudini, suoli, sottosuoli ed esposizioni rende Verzenay un terroir affascinante e complesso. La distribuzione delle parcelle permette al domaine di creare assemblaggi equilibrati e distintivi, ricchi di sfumature aromatiche.

Vinificare ogni parcella: l’arte dell’ascolto

L’approccio del domaine va oltre la semplice classificazione delle parcelle: si basa su un “mosaico di elementi naturali” che comprende il suolo – tipo, spessore e composizione (terra, sabbia, argilla); il sottosuolo – con presenza di gesso, puro o misto; l’altitudine – che influisce su protezione e sviluppo della vite; la pendenza – determinante per l’esposizione alla luce solare; e, infine, l’esposizione.

Produttrice indipendente e osservatrice instancabile, Marie-Noëlle rifiuta l’uso di erbicidi e lavora in equilibrio con la natura, favorendo la biodiversità. Il suolo non è una superficie da controllare, ma una realtà viva da comprendere. È nel disordine naturale di un filare erboso, nei colori cangianti della terra, che si cela il gusto più autentico del vino. Questa ricchezza è rispettata attraverso la vinificazione separata di ogni parcella, che racconta una storia diversa. Anche a pochi metri di distanza, tutto cambia e ogni dettaglio conta.

Una scelta che richiede tempo, ascolto e dedizione. Per qualcuno è una complicazione. Per lei, è un atto d’amore e precisione. Ogni tino ha la sua voce. Solo ascoltandole tutte si può creare un’armonia vera: la cuvée.

La nostra visita si conclude con un assaggio del Blanc de Blancs, monoterroir che esprime tutta la freschezza e la mineralità proprie delle parcelle Premier Cru di Villers-Marmery, e della  cuvée Marie-Amélie 2015, uno chardonnay che non delude mai.

Un sentito grazie a Marie-Noëlle e Nicolas per aver condiviso con noi il loro tempo, la loro passione e la profonda conoscenza di un territorio così ricco e sfaccettato. Più che una semplice degustazione, questa visita ci ha regalato un’esperienza viva e autentica: un incontro diretto con la terra, i vigneti, e le persone che ogni giorno le ascoltano. Un momento che rimane nel cuore, più intenso e significativo di qualsiasi assaggio in calice.

 

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Autore

Elena Pianezzola

Blogger e appassionata del mondo del vino da oltre 10 anni e Sommelier AIS.

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