Ciel Rouge 2018 Michel Autran

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Quando parliamo di vini francesi pensiamo subito alla Borgogna, a Bordeaux e allo Champagne. La Loira, forse meno nota, offre una gamma di vini molto buoni, interessanti e spesso a prezzi contenuti.

La zona della Loira si estende a nord della Francia, lungo l’omonimo fiume, da ovest ed est con una ulteriore suddivisione:

Più ad ovest troviamo i Pays Nantais che si affacciano all’oceano Atlantico, poi l’Anjour, il Tourraine (nei pressi della città di Tours) e infine “Le Centre”.

Ciascuna di queste zone coltiva in prevalenza un vitigno che la caratterizza.

Nel caso del Tourraine il vitigno più diffuso è lo chenin blanc.

Il produttore: Michel Autran

Informazioni tratte dal sito di https://letiquette.it/, importatore dal quale acquisto abitualmente.

 

Michel Autran si sta costruendo una fama di tutto rispetto, affermandosi come uno dei migliori produttori di Vouvray. Dopo aver lavorato in medicina d’urgenza per quasi vent’anni, a un certo punto ha sentito il bisogno di dare una svolta alla sua vita. Ha intrapreso un percorso graduale per acquisire l’esperienza necessaria, lavorando presso alcuni dei migliori produttori di Chenin. Nel 2011 ha quindi avuto l’opportunità di acquistare poco meno di un ettaro di vigna a Noizay, che lentamente ha ampliato fino a raggiungere i 3,5 ettari attuali. L’approccio alla viticoltura è convintamente biologico, la lavorazione è forzatamente manuale, a volte condotta con l’aiuto di un cavallo. Le vigne sono tutte molto vecchie, tra i 50 e i 70 anni di età.

La ricerca di un’estrema fedeltà all’espressione del terroir nei suoi vini ha portato Michel a uscire dall’AOC Vouvray, in modo da poter vinificare secondo le sue idee, e non secondo le regole imposte dal disciplinare.

 

 

Il vino: Chenin Blanc 100%
Le viti da cui prende vita questo chenin blanc hanno circa 80 anni e crescono su un terreno di argilla rossa e calcare.
Per questo motivo il vino è corposo e strutturato.
All’esame visivo si presenta cristallino, con un giallo paglierino tenue e abbastanza consistente. Il volume alcol è di 14%.
Al naso è abbastanza intenso, abbastanza complesso e di qualità fine.
Inizialmente uno sbuffo di straccio bagnato (che non tradisce la lavorazione biologica), svanisce subito per lasciare spazio a note di agrume come il mandarino, fiori bianchi di magnolia. La permanenza in legno di 1 anno si sente nelle note vanigliate, ma sono ben integrate e sono molto piacevoli.
In bocca è secco, caldo, e abbastanza morbido. E’ fresco, ma soprattutto sapido.
Bella la persistenza, è un vino equilibrato.
Annata 2018, è stato imbottigliato nel 2020: mi rendo conto che in questo momento, pur essendo molto buono, non è al massimo delle sue potenzialità.
Per fortuna, ne ho un’altra bottiglia in cantina che può aspettare qualche anno.
Lo chenin, in effetti, è un vitigno che si presta e lunghi invecchiamenti.
Abbinamento suggerito: è un vino che si presta bene all’abbinamento con piatti a base di pesce e carni bianche.
Cin Cin!!

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Autore

Elena Pianezzola

Blogger e appassionata del mondo del vino da oltre 10 anni e Sommelier AIS.

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